di Arun Wolf, “Buchmesse Blog”, traduzione di Angela Vocciante.

Tecniche di gestione e modelli imprenditoriali innovativi rappresentano la chiave per avere successo nell’editoria indiana. Leader del settore e partecipanti al Globalocal – la prima conferenza che riunisce editori indiani e stranieri – insieme al Publishing Management Training Course (Ahmedabad) raccontano la loro esperienza, le sfide più dure e le strategie per affrontarle in modo positivo.

Il settore editoriale indiano è sconfinato e assume forme differenti in base a dove lo si incontri – proprio come la storia del cieco e dell’elefante… L’India è un paese eccitante e contraddittorio. Opportunità straordinarie sono contornate da inefficienze insostenibili, mentre la rapida ascesa economica è stata accompagnata dall’acuirsi di terribili diseguaglianze. Le contraddizioni convivono pacificamente e questo può, in alcuni casi, diventare frustrante. Qualunque editore abbia lavorato in India per un periodo di tempo significativo sa che questo vale tanto per l’editoria quanto per molti altri settori e aspetti della vita. Soluzioni altrove giudicate universali qui non funzionano. In India, per aver successo, c’è bisogno di approcci gestionali fatti su misura e modelli imprenditoriali innovativi. L’unica vera costante in questo vasto e antico paese è la velocità del cambiamento.

Il mercato editoriale, un settore ampio e disorganizzato composto principalmente da imprese private a conduzione familiare, è di difficile quantificazione. Tuttavia, la FICCI (Federazione della camera di commercio indiana) ci ha provato e ha calcolato che il fatturato del 2012 ammonta a 1 miliardo di rupie [intorno ai 15 milioni di euro, ndt], con un tasso di crescita del 30%. Queste cifre posizionano l’India al terzo posto su scala mondiale per le pubblicazioni in lingua inglese e al settimo per l’editoria in lingue diverse dall’inglese.

 

ll boom editoriale

Una cosa è chiara: l’editoria indiana è in ascesa. È un settore che sta crescendo a ritmi vertiginosi, come diretta conseguenza sia dell’aumento demografico di giovani istruiti e scolarizzati che dell’incremento del reddito di una platea urbana piuttosto benestante. Bisogna considerare che tutti i cambiamenti che si sono susseguiti in America negli ultimi sessanta o settanta anni si sono condensati in India negli ultimi dodici. Oggi tutti i media, editoria compresa, crescono in contemporanea. “L’editoria sta conoscendo uno sviluppo senza precedenti, sia in inglese che nelle lingue regionali” afferma Raghab Bahl, fondatore di TV18, una delle maggiori reti televisive, in una recente intervista con “Publishing Perspectives”.

 lang-of-indiaSi tratta, dunque, di un mercato dalle opportunità enormi, ma contraddistinto da una complessità e da una disomogeneità altrettanto notevoli. Dei 90.000 titoli pubblicati ogni anno da circa 19.000 case editrici, solo il 50% sono in hindi o in inglese. L’altra metà abbraccia un ventaglio di 120 lingue (22 delle quali ufficialmente riconosciute). Ciò significa che coesistono mercati diversi, strutturati e differenziati non solo in base al genere, ma anche alla lingua. Secondo le stime della FICCI l’editoria commerciale copre il 20% dell’intero settore. Il maggior segmento in assoluto, tuttavia, è quello dell’istruzione, dominato da case editrici statali ma con una quantità considerevole di titoli immessa anche da editori privati, che li rende attori altrettanto importanti. Ciononostante, la scarsa possibilità di accesso ai libri e alla conoscenza per una grande fetta di popolazione povera, in contesti sia urbani che rurali, rimane una questione centrale.

In breve, il mercato non è ancora saturo e promette molto bene. Ovviamente non mancano le sfide, dalla mancanza di formazione professionale ai canali di distribuzione inadeguati o scarsamente sviluppati, alle infrastrutture a macchia di leopardo, alle carenze logistiche (l’estensione del paese è già di per sé un problema) fino alla pirateria ormai del tutto fuori controllo (soprattutto nelle pubblicazioni a carattere didattico), per citare solo alcune delle difficoltà che gli editori indiani affrontano quotidianamente. Non importa che si tratti di una multinazionale o di un piccolo editore indipendente, il know-how locale è cruciale. Le condizioni e i consumatori sono diversi da quelli di altre parti del mondo. Non sono identici nemmeno all’interno della stessa India.

Anil Kumar conosce a fondo i bisogni dell’informazione d’impresa, è un esperto in bibliometrica, tecniche di gestione della conoscenza e tecnologie emergenti. È a capo del National Information Center on Managenment (NICMAN), presso l’Indian Institute of Management (IIMA), con sede a Ahmedabad, ed è presidente del Management Libraries Network. Anil Kumar figura anche tra i fondatori del corso di formazione sulla gestione che si svolgerà a breve, dal titolo Managing for the future, rivolto ai direttori esecutivi e a professionisti del settore editoriale sia indiani che stranieri, organizzato dalla Frankfurt Academy, l’Ufficio tedesco per il libro di Nuova Delhi e l’IIMA.

“I bisogni specifici del mercato editoriale indiano – afferma Anil Kumar – discendono principalmente dalla diversità linguistica, dal divario digitale, dall’enorme risorsa rappresentata da una popolazione giovane e dall’imperativo di potenziare l’accesso all’istruzione a tutti i livelli”.

C’è bisogno di nuovi modelli di gestione editoriale, che non siano solo aperti al cambiamento, bensì lo inglobino. Alla luce di questo bisogno, Anil Kumar individua quattro punti chiave nella gestione del mercato editoriale indiano: pratiche di gestione professionali per un ampio settore di case editrici a conduzione familiare; potenziamento del ruolo della tecnologia nello sviluppo, organizzazione e diffusione dei contenuti come nel marketing dei prodotti; coinvolgimento delle scuole con metodi innovativi.

Alcuni editori indiani hanno messo in pratica questi principî raccogliendo plauso della critica e successo commerciale. Quali sono dunque gli approcci gestionali e i modelli d’impresa che hanno favorito l’innovazione e valorizzato lo spirito imprenditoriale? Come sono riusciti a cavalcare le bizzarrie del mercato e i difficili contesti di lavoro? Scopriamolo dalla voce di alcuni tra gli editori che hanno raggiunto i loro obiettivi, superando gli ostacoli.

College Street, Kolkata (Calcutta)

College Street, Kolkata (Calcutta)

Distribuzione: fusioni strategiche

Date le possibilità offerte dal mercato, tutte le multinazionali hanno aperto filiali in India ottenendo un successo variabile e provando a lasciare un segno in un mercato caratterizzato da un numero crescente di catene di librerie e una proliferazione di start up per la distribuzione on line. Negli ultimi anni si è assistito inoltre a una vera e propria esplosione di festival letterari, nessuno più conosciuto del Jaipur Literature Festival, dove le star internazionali si mescolano a quelle locali. Questa situazione ha contribuito a ridurre lo spazio di manovra per gli editori nazionali, costretti a confrontarsi con un mercato in lingua inglese fortemente competitivo, ma ha avuto un impatto minimo sia su un vibrante e sfaccettato mercato di lingue nazionali e regionali sia sull’editoria per la didattica. Il consistente fatturato annuale derivante dalle pubblicazioni nelle lingue regionali può contare sulle fiere locali, meno patinate ma altrettanto frequentate. Gita Wolf, direttore di Tara Books, casa editrice di fama che si occupa di letteratura infantile e di arte, afferma: “La distribuzione nel mercato in lingua tamil avviene principalmente attraverso mezzi informali. Esistono pochi negozi e molti librai autonomi itineranti, che viaggiano per prendere parte a incontri politici, accademici, eventi culturali di varia natura e sempre più fiere regionali. Lo Stato è uno dei maggiori compratori attraverso il sistema biblioteche”. Gita Wolf ha fondato la casa editrice indipendente Tara Books nel 1994. Negli ultimi diciotto anni ha raccolto intorno a sé altri scrittori e creativi, attirati dalla sua visione di arricchire i lettori con una variegata offerta di voci e prospettive al margine, lontane dai riflettori, senza mai smettere di giocare con la forma del libro. Ad oggi più di venti tra i suoi titoli per adulti e bambini sono stati ufficialmente premiati.

Tara Books è specializzata in libri fatti a mano e pubblicazioni in lingue regionali come il tamil. Stampe artistiche, come questa, tratta dal libro Waterlife, rappresentano un’acquisizione recente nel loro catalogo.

Tara Books è specializzata in libri fatti a mano e pubblicazioni in lingue regionali come il tamil. Questa stampa artistica è tratta dal libro Waterlife.

La fusione tra Penguin e Random House, che riunirà 250 editori nella maggiore casa editrice sullo scenario mondiale, costituisce una mossa senza precedenti verso la concentrazione e l’internazionalizzazione. Si tratta di una risposta strategica da parte delle holding, la britannica Pearson e la tedesca Bertelsmann, per guadagnare peso con le maggiori piattaforme di vendita – Amazon, Apple e Google. Il reale impatto a livello finanziario, infatti, risiede nella distribuzione e nella vendita al dettaglio – sia nel regno fisico che in quello digitale. Penguin Random House, che sarà responsabile della pubblicazione di un libro su quattro, nasce come tentativo di raccogliere le sfide lanciate dai nuovi librai.

Tendenze simili verso la convergenza e il partenariato simbiotico sono emerse in India anche al di fuori del gruppo dei grandi. Il consolidamento del settore e l’importanza sempre maggiore acquisita dall’ebook hanno spinto molti editori a ripensare i modelli d’impresa e le fusioni sono diventate una delle risposte chiave.

 

Esperienza convergente

Scrittore e editore indiano, David Davidar è stato il direttore fondatore e editore di Penguin India, con cui ha curato e pubblicato un gruppo di autori di alto profilo. Nel 2011 è stato cofondatore di Aleph Book Company, una casa editrice a vocazione letteraria, con sede a Nuova Delhi, in partnership con Rupa Publications India.

“Al momento le vendite digitali rappresentano solo una piccola percentuale, ma questa crescerà proporzionalmente all’aumento dei tablet e della capacità dei lettori di adattarsi a una varietà di schermi e supporti non tradizionali. L’uso che facciamo dei media per pubblicizzare i nostri prodotti è già esteso, ma continueremo a ricercare strategie di marketing sulla rete sempre più accattivanti” afferma David Davidar, fondatore di Penguin India ed ex amministratore delegato di Penguin International.

Il “noi” a cui si riferisce è l’Aleph Book Company, frutto della collaborazione nata tra Davidar e la sua squadra di Rupa & Co, uno tra i migliori esempi di incremento nella distribuzione e nelle capacità di marketing, basato sulla convergenza tra forze e acume editoriale. Rupa è tra i pionieri dell’editoria indiana e il suo mercato tradizionale sono sempre stati bestseller a basso prezzo, una strategia che ha raggiunto il massimo riscontro con il successo del recente titolo di Chetan Bhagat, What Young India Wants, venduto a meno di 100 rupie [all’incirca €1,50 ndr] e andato letteralmente a ruba, con mezzo milione di copie distribuite solo il primo giorno.

Davidar afferma di aver scelto Rupa come partner commerciale, perché conosce il mercato indiano meglio di chiunque altro e possiede il maggior sistema di distribuzione del paese. “Siamo una buona formula, mentre loro eccellono nell’editoria commerciale, Aleph si concentra esclusivamente sulla narrativa e la saggistica di alto livello”. Aleph vuole arrivare a pubblicare quaranta titoli all’anno. “Il giusto numero per trovare il tempo e dedicare l’attenzione adeguata a ciascun libro”. Grandi compagnie come Rupa detengono diritti di distribuzione esclusiva per titoli internazionali e molte multinazionali sopravvivono grazie alla forza delle edizioni indiane di successi editoriali a livello globale. “L’India – spiega ancora Davidar – è l’unico mercato in lingua inglese a livello mondiale che ha registrato un incremento sostanziale. Inoltre esistono ancora vaste aree, soprattutto per quanto riguarda la saggistica, nelle quali non si scrivono buoni libri a sufficienza, quindi le opportunità per gli editori sono ancora moltissime”.

 

La crescita degli indipendenti

Nonostante il mercato in lingua inglese sia fortemente competitivo, si è registrato un aumento degli editori indipendenti che sono riusciti a crescere. Gli editori indipendenti minori sono stati bravi nell’individuare aree tematiche e bacini di utenza. Forse proprio perché gli editori stranieri guardano all’editoria indiana più in termini di consumatori che di produttori, gran parte dei contenuti più innovativi vengono dagli indipendenti. Alcune di queste piccole case sono ben piazzate nel mercato interno e stanno cercando di far sentire sempre più la propria presenza a livello globale, sia attraverso i meccanismi di distribuzione, che cedendo diritti di vendita agli stranieri. La sfida più grande per i piccoli editori è la distribuzione. Da un lato lavoratori e contadini stentano ancora a permettersi l’acquisto di libri; dall’altro lato rifornire le catene di librerie delle megalopoli può essere un incubo. La letteratura infantile, in particolare, soffre da sempre di una mancanza di visibilità. “Se ai titoli di narrativa e saggistica si assegna un posto d’onore sugli scaffali, la storia cambia quando si tratta di libri per bambini” scrive sul blog aziendale Sayoni Basu, direttore della nuova nata Duckbill Books. “Oggi ho visitato quattro negozi, i primi due appartenevano alla grande distribuzione, gli altri due erano librerie indipendenti. Ma la situazione è trasversale: in un angolino in fondo al negozio o comunque nascosti alla vista, ci sono uno o due scaffali dedicati alla letteratura infantile. Magari in bella vista un’intera parete riluce di libri per bambini provenienti dall’estero”.

 

Alla ricerca di una distribuzione incisiva

Sayoni Basu è attualmente a capo di Duckbill, casa editrice di letteratura per bambini e ragazzi. Vanta nell’editoria un’esperienza di anni e anni di lavoro. Ha fatto anche la cameriera, la libraia, l’insegnante e la guardia di sicurezza.

Duckbill è stata fondata da Anushka Ravishankar e Sayoni Basu, in partnership con Westland, di proprietà di Tata Group. Westland ingloba EastWest Books e Tranquebar Press e possiede una delle migliori reti di distribuzione del paese. Entrare con Duckbill in un nuovo mercato, insieme a due dei migliori nomi per la letteratura infantile, è stata una proposta alquanto allettante. È anche questo un esempio di fusione dalla forma commerciale, ma dal contenuto creativo. Sayoni Basu riassume così i benefici derivanti da questa partnership: “Durante la ricerca di un partner abbiamo setacciato le librerie e ci siamo resi conto che Westland era ben rappresentata. Quindi abbiamo pensato che sarebbero stati dei buoni partner, perché riuscivano a far arrivare i libri nelle librerie”.

Gli editori che cercano di essere creativi o alternativi con i loro titoli per bambini devono scontrarsi, però, con la tendenza del mercato indiano a preferire testi dalle morali esplicite e dai contenuti accademici. “Molti genitori scelgono solo libri che abbiano un contenuto educativo. Alcune scuole pretendono addirittura di censurare i contenuti. Ma noi ci chiudiamo a ostrica contro queste ingerenze. Siamo sicuri che le buone storie riusciranno a conquistare i lettori” conclude.

 

Arun Wolf è documentarista (Ionewolf Media) e direttore di Tara Books, casa editrice indipendente.

L’articolo è apparso anche su Tara Books Blog.

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