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Storicamente, le donne azere hanno sempre rivestito un ruolo decisivo nella definizione dell’identità nazionale e culturale dell’Azerbaigian. Alison Mandaville, poetessa e docente dell’Università della California, e Shahla Naghiyeva, traduttrice e docente dell’Università di lingue dell’Azerbaigian, hanno raccolto l’opera di cinque giovani poetesse azere contemporanee e l’hanno resa disponibile in rete in traduzione inglese. Nel presentarci la genesi del loro lavoro, le due traduttrici tracciano uno spaccato della storia culturale dell’Azerbaigian e del ruolo che tenacemente le donne azere hanno dovuto e devono ancora oggi conquistarsi quotidianamente.

di Alison Mandaville e Shahla Naghiyeva, “World Literature Today”, traduzione di Chiara Messina.

 

baku_monumentAl centro di una delle piazze di Baku, la capitale dell’Azerbaigian, c’è la statua sovietica d’ordinanza di una donna che si libera dal velo. Questa figura dà un’immagine semplicistica dell’oppressione femminile sotto l’Islam, come della sua eliminazione sotto la grande spinta modernizzatrice dello stato sovietico.

natavan_monumentIn un’altra piazza, ancora più vicina al centro, c’è una statua di Khurshidbanu Natavan (1832-1897), poetessa che ha avuto un ruolo decisivo nella società civile, celebre sia per i suoi versi poetici che per aver contribuito alla realizzazione di un nuovo acquedotto comunale di vitale importanza.

È ovvio infatti che le donne si dedicavano al lavoro e alla scrittura – e che erano apprezzate per il loro lavoro e per i loro scritti – già prima che l’Unione Sovietica rivendicasse l’emancipazione delle musulmane.

Nel marzo del 1991, venticinque anni fa, l’attuale Azerbaigian dichiarò la propria indipendenza dall’Unione Sovietica, allora sul punto di dissolversi. Situato nel Caucaso meridionale, grande all’incirca quanto il Portogallo o lo stato del Maine, con una popolazione di 9,5 milioni di abitanti, l’Azerbaigian è da sempre crocevia delle influenze culturali dell’Asia, dell’Europa e del Medio Oriente. Per secoli la Persia e la Russia hanno cercato di ottenere il controllo su questa regione e nel 1828 l’area geografica in cui era dominante l’uso del dialetto turco azero [oggi chiamato azerbaigiano o semplicemente azero, ndt] fu divisa per trattato tra questi due imperi.

fuzuliOggi gli azeri sono la minoranza etnica più numerosa dell’Iran, tanto che essi chiamano ancora la parte settentrionale del paese “Azerbaigian meridionale”. Fino al breve periodo di influenza ottomana, quando il poeta Fuzûlî iniziò a scrivere in una forma vicina all’azero (come anche in persiano e in arabo), la lingua letteraria di quest’area è stata il persiano. Specchio di questo incontro di culture, l’odierno azero accoglie prestiti dal persiano, dall’arabo e dal russo; e l’influenza delle forme persiane e arabe è tanto più evidente nella poesia azera, soprattutto nella tradizione orale dei poeti cantori Ashiq e nel Mugham, complessa forma d’arte che unisce improvvisazione, poesia e musica popolare.

Al tempo della rivoluzione russa del 1905, nella capitale Baku conviveva una molteplicità di popoli, lingue e religioni. Il boom petrolifero del diciannovesimo secolo aveva portato a un rapido arricchimento di un gruppo di famiglie locali, molte delle quali presero parte ai movimenti indirizzati a riformare le istituzioni religiose, educative e governative locali e a promuovere le arti.

Quando l’Azerbaigian entrò a far parte dell’Unione Sovietica, nel 1920, la spinta verso una maggiore istruzione femminile e una più ampia partecipazione delle donne alla vita pubblica era già consolidata, perlomeno nei paesi e nelle città più grandi.

javanshir_hamidaIn questo periodo, donne carismatiche come Hamida Javanshir, che fondò la prima scuola mista dell’Azerbaigian, e la già citata Natavan, figlia dell’ultimo khan della regione di Karabakh, promossero sia l’istruzione fra le giovani che la partecipazione delle donne alla vita culturale e civile, garantendo le fondamenta della parità tra i sessi.

Fu un periodo fiorente per la produzione letteraria femminile, sostenuta da colte mecenati come Natavan, che nel diciannovesimo secolo apriva la propria casa ai circoli letterari frequentati sia da donne che da uomini. Questo primo sostegno alla partecipazione femminile nella sfera pubblica e culturale fu certo rafforzato dalla (non sempre messa in pratica) filosofia sovietica della parità tra i sessi.

Gli azeri riconoscono ancora oggi come le donne abbiano ricoperto in quest’area un ruolo centrale e dagli effetti duraturi, sia in campo sociale che culturale.

mehseti_2Nonostante la sua città abbia dato i natali al più noto Nizami Ganjavi e la sua vita sia documentata solo da pochi lavori scientifici, una misteriosa poetessa del dodicesimo secolo di nome Mehseti Ganjavi occupa un posto notevole nell’introduzione di Mirza Ibrahimov alla prima raccolta di poesie azere tradotte in inglese nel 1969, Azerbaijanian Poetry[1]. Ibrahimov loda Mehseti Ganjavi e narra le vicende (forse apocrife, ma non per questo di minor rilievo culturale) che l’hanno vista protagonista nella resistenza alle limitazioni che più di ottocento anni fa venivano imposte per tradizione alle attività femminili.

Anche se le donne musulmane possono essere accomunate alle donne di ogni altra parte del mondo e di qualsiasi estrazione sociale che hanno dovuto combattere per la parità nella vita pubblica, le loro vite risultano tutt’altro che simili fra loro. La storia e la quotidianità delle donne azere, in prevalenza musulmane, sono molto più complesse di quanto suggeriscono le consuete immagini occidentali di donne oppresse col velo.

Per tradizione, in tutto il Caucaso e nell’Asia centrale le donne ricoprono posizioni di rilievo in famiglia e nelle comunità locali. Quasi la metà dei salariati del paese sono donne; nelle università azere, oggi, si laureano più donne che uomini. Ed effettivamente le cinque poetesse che qui presentiamo non sono tutte d’accordo sul fatto che le scrittrici debbano affrontare particolari sfide in Azerbaigian, segno che le opportunità per le donne stanno aumentando.

Ciò non significa che oggi le donne azere hanno vita facile, nella quotidianità o come poetesse. A prescindere dal fatto che abbiano o no un lavoro, le donne sono responsabili della gran parte dei compiti del “second shift”, se non di tutti: la gestione della casa, la preparazione del cibo e la cura dei figli.

Come in tutto il resto del mondo, le donne lavorano sodo: di giorno sul lavoro e di sera a casa. Se è vero che oggi in Azerbaigian le professioniste hanno più occasioni di incontro fuori casa che le donne della classe operaia, passare del tempo con uomini che non siano membri della propria famiglia, anche se poeti, è ancora ritenuto sconveniente.

Mentre gli uomini possono comodamente incontrarsi nei tanti ed economici caffè di quartiere, le donne in molti casi devono ancora limitarsi a frequentare spazi pubblici come i parchi o i caffè in stile europeo nel centro di Baku, dove i prezzi sono decisamente più alti: e per un caffè il conto può eguagliare lo stipendio giornaliero di un insegnante.

Né le donne della classe operaia né la maggior parte delle professioniste hanno i mezzi per frequentare con regolarità questi locali più esclusivi. Tra il lavoro, la famiglia e le questioni economiche, per le donne di qualsiasi estrazione sociale è difficile trovare il tempo per la creatività, per non parlare delle occasioni per incontrare altre donne con cui dare vita alle proprie comunità creative.

Quando nel 2010 abbiamo tenuto a Baku un seminario di due settimane per scrittrici, molte non si erano mai neanche viste fra loro; durante le presentazioni iniziali una delle partecipanti ha esclamato: “Ah, sei tu! Ho letto i tuoi lavori, ma non ti avevo mai vista!”.

afaq_masudLa famosa scrittrice Afaq Masud, che ha vissuto da autrice affermata la transizione dal periodo sovietico a quello attuale, ha descritto così il rapporto odierno tra donne e scrittura:

“Nella loro vita, le donne rivestono contemporaneamente tanti ruoli diversi: sono madri, mogli, figlie e impiegate. La vita familiare e la vita di una scrittrice sono molto distanti tra loro. È come attraversare una turbolenza in aereo: su e giù, giù e su. Nauseante. La mia vita è stata tutta così. Nauseabonda. Non tutti, e in particolar modo non le donne, sono in grado o hanno la possibilità di vivere una vita del genere… Insomma, non consiglierei a nessuna donna di iniziare a scrivere. Non è un mestiere da donne. Credo che dovrebbero diventare scrittrici solo le donne che non possono vivere senza scrivere. Se io non fossi stata una scrittrice, sarei stata rovinata” (“World Literature Today”, vol. 83, n. 5, 17.X.2009).

E le opinioni nei confronti delle donne non sono gli unici ostacoli che le scrittrici azere devono affrontare oggi. Il caos del decennio immediatamente successivo alla dissoluzione dell’Unione Sovietica, con il conseguente collasso dell’apparato di sovvenzioni statali per l’arte e l’editoria, i disordini politici, la guerra con la vicina Armenia e l’introduzione di un nuovo alfabeto hanno mandato, per usare le parole del giornalista, direttore e editore azero Rauf Talishinsky, in coma l’ambiente letterario. La situazione di stallo nel conflitto ai confini con l’Armenia e l’atmosfera di fervore nazionalista che accomuna tutti i nuovi stati indipendenti, incoraggiate da un governo di stampo autoritario, continuano a canalizzare molte famose voci letterarie verso temi o del tutto personali o esplicitamente patriottici.

Nel 2007, quando abbiamo cominciato a lavorare alle traduzioni, il paese aveva raggiunto una sua stabilità politica, anche se non nei termini democratici auspicati dall’Occidente, e iniziavano a emergere giovani scrittrici la cui maturazione era avvenuta per intero in uno spazio post sovietico.

All’inizio non c’erano molte altre possibilità di pubblicare un libro se non pagandone la stampa di tasca propria. Dal 1991 in poi, diverse riviste letterarie a stampa sono apparse per poi scomparire, poche sono riuscite a sopravvivere, principalmente a causa del tempo e del denaro che richiedevano.

Il fatto che i lettori abbiano dovuto affrontare il passaggio dall’alfabeto cirillico a quello latino imposto in tutto il paese e le perturbazioni economiche connesse alla transizione da un sistema di sovvenzioni pubbliche a un capitalismo in via di sviluppo non hanno giovato alla già difficile situazione dell’editoria.

La rapida diffusione di Internet in Azerbaigian verso la fine del duemila, seppur sotto il crescente controllo governativo, ha iniziato a offrire maggiori opportunità di pubblicazione.

Rabiqe_Nazim_qiziSecondo la poetessa Rabiqe Nazim qizi, il fatto che le donne che si dedicano attivamente alla scrittura creativa siano ancora relativamente poche ha anche reso in un certo senso “accessibile” loro la pubblicazione in sedi più effimere.

Tutte le poetesse che abbiamo raccolto hanno già pubblicato i propri lavori; alcune hanno dato alle stampe anche più di una raccolta di poesie. E tuttavia, nonostante negli ultimi dieci anni siano aumentate le possibilità di pubblicazione, molti scrittori azeri deplorano il fatto che la letteratura, pur essendo una componente benamata della loro identità nazionale, non è più presa sul serio; tantomeno quando l’autrice è una donna, ammette Rabiqe.

Ma essere presi meno sul serio ha i suoi vantaggi in spazi culturali gravati da restrizioni politiche. Si può volare un po’ più in basso, sotto la portata dei radar.

In alcuni dei loro lavori le poetesse indagano l’orgoglio nazionale affrontando temi comuni e ampiamente riconosciuti, ma parlano anche di violenza domestica, stupro, divorzio, adulterio, guerra, disparità tra i sessi e della forza delle relazioni tra donne nelle loro vite. Le loro non sono poesie che aggirano i temi controversi o problematici, anche se ne parlano in termini talvolta estremamente figurati: una tazza rotta, passeri che disfano un grande pupazzo di neve, una semplice sciarpa rossa capace di mettere dei leader in ginocchio.

È raro che queste poesie femminili attacchino apertamente il governo; tuttavia, esse rientrano nella lunga tradizione della poesia classica e poi dell’era sovietica che spesso criticava i governanti in modo metaforico e indiretto, oppure ricorrendo alla satira.

In realtà, la schietta concretezza di alcuni dei lavori delle giovani scrittrici non è sempre gradita a quelle autrici che sono maturate e hanno acquisito statura letteraria durante il periodo sovietico.

Alcune delle scrittrici più mature, come Masud, sostengono che la nuova generazione spesso scriva solo per suscitare reazioni forti e farsi notare (per quanto questo sia possibile a una scrittrice).

E Rabiqe racconta che i suoi genitori, che apprezzano i metri tradizionali della poesia, fanno fatica a capire come abbia potuto avere successo ricorrendo a forme più sperimentali e al verso libero. Ma questa stessa conversazione è segno del fermento nell’ambiente letterario.

Le cinque poetesse che presentiamo sono nate tutte dopo il 1975 e sono quindi diventate adulte dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica. Tutte hanno un lavoro retribuito, alcune hanno figli, altre sono divorziate. Sono membri dell’Unione degli scrittori o hanno marginalmente a che fare con ciò che ne resta, sebbene quest’istituzione statale sia ancora a prevalente appannaggio maschile. Alcune di loro sono state candidate a premi letterari nazionali o ne hanno vinti.

Nell’ultimo decennio, Internet ha rappresentato per la maggior parte di loro il collegamento con il resto del mondo. Cosa ancora più importante, per restare in contatto oggi tutte queste donne usano i social media, soprattutto Facebook, dove scambiano commenti sulle loro poesie.

Quest’interfaccia in rapida evoluzione e in un certo senso effimera è diventata una specie di mejlis virtuale, ovvero un circolo letterario non molto diverso da quello a cui la poetessa e mecenate Natavan aveva dato vita più di un secolo fa.

jale_ismayilIn una cultura ancora profondamente omosociale, in cui la socializzazione è una prerogativa ancora quasi esclusivamente maschile, non si può sottovalutare l’importanza di queste relazioni con cui le donne si sostengono a vicenda nel loro lavoro creativo. Una delle poesie di Jale Ismayil, We Shall Manage, mostra l’intimità che lega queste scrittrici: come molti altri dei loro componimenti, anche questo avvia un dialogo con un’altra poetessa del gruppo, Rabiqe.

Il piccolo campione di poesie che abbiamo radunato è una selezione dei lavori che le poetesse stesse ci hanno proposto per la nostra raccolta, una sorta di autoritratto post sovietico che condensa un’ampia gamma di temi e stili.

Le scelte riflettono le diverse strade attraverso le quali questo gruppo di giovani poetesse è riuscito a trasformare uno scenario di quasi completo stallo in uno spazio letterario sempre più vivace, spesso virtuale, e destinato alla nuova poesia femminile contemporanea dell’Azerbaigian.

 

[1] Azerbaijanian Poetry. Classic, Modern, Traditional, traduzione e cura di Mirza Ibrahimov, Progress, Mosca 1969.

 

Per leggere in inglese le poesie delle cinque poetesse azere raccolte e tradotte da Alison Mandaville e Shahla Naghiyeva cliccate sul link Five Younger Women Poets from Azerbaijan.

 

Alison Mandaville

Alison Mandaville

shahla_naghiyeva

Shahla Naghiyeva

 

 

 

 

 

 

 

 

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