A lungo soffocata nella morsa della Russia, l’Ucraina sta finalmente vivendo la sua rinascita linguistica e letteraria.

 

di Steve Komarnyckyj, “Glasgow Review of Books”, traduzione di Gabriella Tonoli.
Consulenza linguistica e bibliografica per l’ucraino di Anita Vuco.

 

ukraine

L’Ucraina incombe sulla cartina dell’Europa dell’est come un drago, il muso strofinato contro la Polonia e la coda mozza che s’inabissa ai bordi del Mar Nero. Eppure questo paese, il cui nero suolo attirò invasori sin dall’epoca in cui Gengis Khan piantò la sua tenda nella grande steppa, rimane invisibile. La letteratura ucraina è all’altezza di quella dei suoi vicini slavi, ma in Occidente è sconosciuta. Gli autori ucraini che conosciamo, come Gogol’ e, in una certa misura, Čechov, scrissero in russo.

L’invisibilità della letteratura ucraina dipende dalla sua condizione di colonia russa. Il regime zarista come quello sovietico hanno ripetutamente cercato di soffocarne la lingua.

Il più noto tentativo di annientarla per legge è l’ukaz di Ems[1] (1876), un decreto segreto, firmato da Alessandro II, che proibiva la pubblicazione di testi in ucraino, eccezion fatta per la ristampa di documenti già esistenti.

Ševčenko

Per gran parte della loro storia gli ucraini sono stati servi. Taras Hryhorovyč Ševčenko[2] (1814-1861) costituisce forse l’unico esempio di poeta nazionale europeo del XIX secolo che fosse di proprietà di un altro essere umano.

Gli appelli degli ucraini alla comunità internazionale per richiedere aiuto contro l’oppressione sono rimasti inascoltati. Quando, nel 1878, Mykhailo Petrovych Drahomanov[3] provò a presentare al Congrès littéraire international di Parigi uno studio sulla repressione della letteratura ucraina, il suo intervento non venne inserito nel programma perché gli autori partecipanti erano preoccupati di proteggere la proprietà letteraria all’interno della Russia.

Pragmatismo e interessi personali prevalsero sui principi. La Russia ha così colonizzato l’immaginario dell’Occidente, riuscendo nell’impresa di tagliare fuori l’Ucraina dalla nostra eredità culturale collettiva.

Negli ultimi vent’anni, tuttavia, in due occasioni gli ucraini sono scesi in piazza per difendere la democrazia. L’Occidente ha cominciato ad accorgersi della presenza del paese e del suo carattere inquieto e anarchico. I suoi tesori culturali brillano ora davanti ai nostri occhi come le ricchezze custodite nella grotta di Aladino.

Che cosa stiamo per scoprire?

Rory Finnin[4] scrive sull’“Huffington Post” che la letteratura ucraina viene prodotta da “ribelli e amanti del rischio”[5]. Cita diversi autori che avrebbero potuto perseguire il successo letterario in altre lingue, ma hanno scelto di scrivere in ucraino, la lingua della nazione colonizzata.

Scrivere in ucraino, dice Finnin, era “sostanzialmente un atto di ribellione contro le convenzioni e le usanze imperiali, spesso pagato a un costo altissimo; significava il rifiuto di conformarsi alle élite imperiali, spesso rinunciando alla notorietà”.

OlhaIndica i nomi di diversi autori che in Occidente devono ancora essere scoperti. Tra questi vi è Olha Yulianivna Kobylianska[6](1863-1942) la rivoluzionaria scrittrice modernista e pioniera femminista della Bucovina, una regione dell’odierna Ucraina occidentale. Il suo romanzo Valse mélancolique[7] (1898) affronta molti temi in seguito esplorati da Virginia Woolf e – rimarca Finnin – anticipa di trent’anni Una stanza tutta per sé.

Gli autori classici ucraini hanno dato espressione letteraria a condizioni esistenziali trascurate da gran parte delle altre letterature.

La poesia di Taras Hryhorovyč Ševčenko riesce a coniugare la fedeltà alla lingua nativa con una straordinaria arte poetica.

pavlo

Sonjašni klarnety (1918) di Pavlo Tyčyna[8] unisce un panteismo estatico a un’innovazione e una grandezza poetica che ricorda La terra desolata di T.S. Eliot. Sono questi poeti che danno voce ai popoli colonizzati d’Europa.

Le rivoluzioni che spazzano il paese hanno portato nella letteratura ucraina moderna un’ondata di sperimentazioni.

SonnetsNel paragonare la letteratura russa e quella ucraina contemporanee, Elena Marinova[9], traduttrice russa di letteratura ucraina, sostiene che quest’ultima si sia “spinta più lontano”.

Una delle più interessanti opere recenti è il componimento della poetessa Ljubov Vasiljevna Jakumčuk[10] sul massacro perpetrato dalla Russia nella sua regione natia.

Oleh Poliakov satireggia l’industria del bello in Rabini i druzi pani Vekli[11] (2015). Il romanzo ha la verve di Martin Amis, e pur tra molte risate irresistibili mantiene una grande profondità.

Il romanzo di Oleh Šynkarenko, Kagarlyk[12] (2014), è cominciato con una serie di messaggi lasciati su Facebook da una realtà alternativa. Il libro viene descritto da Andrej Jurevič Kurkov[13] come una sequenza di tessere di puzzle creata ad arte. Il protagonista intraprende un viaggio fantastico quanto quello di Gulliver nel mondo dei cavalli sapienti.

pavlyukLa letteratura ucraina comincia così a penetrare lentamente in Occidente. Nel 2013 ho vinto un PEN Award per la traduzione dell’opera di Ihor Pavlyuk, A Flight Over the Black Sea[14]. Il libro è stato in seguito votato come il preferito dai lettori del PEN World Bookshelf.

Con la Kalyna Language Press Limited, da me condiretta, abbiamo pubblicato due romanzi tradotti in inglese dall’ucraino.

Zališenets. Čornij voron[15] (2009) di Vasyl Mykolayovych Shkliar racconta la guerra d’indipendenza ucraina degli anni venti, tra cosacchi, amazzoni, streghe e crude scene di battaglia.

Epizodična pam’yat[16](2007) di Lyubov Holota è un avvincente memoir romanzato di un’infanzia trascorsa nella steppa. Il libro sembra scritto con inchiostro tridimensionale.

Siamo soltanto all’inizio, come la comparsa dei primi uccelli migratori sulla via del ritorno. Stiamo muovendo i primi passi di un lungo processo che porterà alla restituzione culturale e all’emergere dell’Ucraina nell’immaginario occidentale.

 

*Due illustrazioni che ritraggono i circoli bohémien di Leopoli negli anni ’30.

bohème1

 

bohème2

 

 

[1] “Com’è noto, nel 1876 l’ukaz di Ems (firmato da Alessandro II durante un soggiorno nella località termale di Bad Ems) avrebbe inasprito le disposizioni contro l’uso della lingua ucraina già contenute nella circolare Valuev del 1863 (Franco 2013), ponendo il veto alla stampa di libri in ucraino e all’importazione di libri stampati in Galizia, ai canti ucraini, alle rappresentazioni teatrali, tagliando alla radice l’opera pedagogica che molti, Drahomanov in primis, andavano conducendo a favore della diffusione e dell’uso della lingua ucraina a partire dalle scuole elementari (Doroshenko 1938)”. Giulia Lami, Prime testimonianze della ricezione di Taras Ševčenko in Italia e in Francia, in “Studi Slavistici”, XII, Firenze 2015.

[2] Тарас Григорович Шевченко.

[3] Михайло Петрович Драгоманов.

[4] Rory Finnin è senior lecturer in studi ucraini e presidente del comitato per gli studi della Russia e dell’Europa dell’est presso l’università di Cambridge. Il suo lavoro di ricerca è indirizzato principalmente al rapporto tra letteratura e identità nazionale in Ucraina, ma anche alla letteratura dissidente russa e alla letteratura nazionalista turca.

[5] Rory Finnin, The Rebels and Risk Takers of Ukrainian Literature, “Huffington Post”, 31 dicembre 2012.

[6] О́льга Юліа́нівна Кобиля́нська.

[7] Valse melancolique (con il titolo appunto in questa forma e non in ucraino) vide la sua prima pubblicazione sulla rivista letteraria mensile “Літературно-науковий вісник”, fondata a Leopoli nel 1898 e attiva sino al 1932.

[8] Павло Григорович Тичина, Сонячні кларнети, Kiev 1919.

[9] In russo Елена Маринова.

[10] Любовь Васильевна Якимчук.

[11] Олег Поляков, Рабині й друзі пані Векли, KM Books Publishing Group, Kiev 2015.

[12] Олег Шинкаренко, Кагарлик, Sergy Pantyuk Publishing House, Kiev 2014.

[13] Андрій Юрійович Курков.

[14] Ігор Павлюк, Політ над Чорним морем. Igor Pavlûk, A Flight Over the Black Sea. Selected Poems, traduzione di Steve Komarnyckyj, Waterloo Press, Hove 2014.

[15] Василь Миколайович Шкляр, Залишенець. Чорний ворон; Клуб сіме́йного дозві́лля, Kharkiv 2009. Vasyl Mykolayovych Shkliar, Raven’s Way, traduzione di Steve Komarnyckyj, Kalyna Language Press Limited, Huddersfield 2015.

[16] Любов Голота, Епізодична пам’ять, Факт, Kiev 2007. Lyubov Holota, Episodic Memory, traduzione di Stephen Komarnyckyj, Kalyna Language Press Limited, Huddersfield 2015.

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