Grafias incontra Frédéric Martin, fondatore e direttore editoriale di Le Tripode. A differenza di un tavolo o di una sedia a quattro gambe, un tripode non potrà mai traballare e questo non per qualche magia ma perché “tre punti non allineati formeranno sempre un piano”, come sostengono la geometria euclidea e Frédéric Martin, della maison d’édition Le Tripode. Nata nell’autunno del 2012, al numero 16 di rue Charlemagne a Parigi, a pochi passi dalla rive droite della Senna, Le Tripode è una casa editrice al servizio della libertà creativa dei suoi autori, che privilegia le sensibilità più disparate e promuove “l’avanzata dissidente dell’immaginazione”. I tre piedi su cui poggia sono infatti le arti, la letteratura e les ovnis: gli UFO, oggetti letterari non identificati. Non a caso, i dischi volanti creati da H.G. Wells per la sua Guerra dei mondi si chiamavano appunto: tripodi.

 

di Cecilia Raneri e Serena Talento.

 

le_tripode_2-2Frédéric cosa ti ha spinto a entrare nel mondo dell’editoria e a creare poi un tuo marchio editoriale indipendente?

Credo che non sia mai tu a scegliere le cose, ma che siano sempre le cose a scegliere te. Sono cresciuto in una famiglia nella quale a nessuno importava niente dei libri ma, per ragioni sconosciute, i romanzi sono entrati nella mia vita e da quel momento l’hanno cambiata definitivamente. Sono diventato un editore per poter restituire ai libri parte di quello che avevano dato a me.

Sono entrato nel mondo segreto dell’editoria andando a lavorare per le Editions Viviane Hamy, un famoso marchio editoriale indipendente francese. Ero abbastanza giovane e quello è stato il mio primo impiego in assoluto. E lì ho imparato quasi tutto quello che so, grazie a Viviane Hamy e ad autori come Fred Vargas, Magda Szabó, Goliarda Sapienza e François Vallejo.Le_tripode_6

Mi sentivo fortunato e felice di fare quel lavoro, l’unico problema era che rischiavo di diventare una sorta di bambino viziato. Così, dopo sette anni, ho sentito il bisogno di superare quel rischio mettendomi definitivamente in pericolo creando una casa editrice tutta mia.

Uno dei libri più fortunati della Tripode è L’Homme qui savait la langue des serpents dello scrittore estone Andrus Kivirähk e la storia della sua pubblicazione rispecchia molto anche lo spirito con il quale scegli le opere da pubblicare.

pauvert1Un anziano e molto noto editore francese al quale ero molto vicino, Jean-Jacques Pauvert [leggendario fondatore delle Editions Pauvert (poi Société nouvelle des éditions Pauvert) – presso le quali, anche subendo numerose ripercussioni giudiziarie con l’accusa di immoralità, ha pubblicato (insieme alla Histoire d’O (1954) di Pauline Réage e a opere fra gli altri di Georges Bataille, André Breton, Boris Vian e Tristan Tzara) le Oeuvres complètes di Sade in 30 volumi, apparse tra il 1947 e il 1968 –, morto all’età di 88 anni nel settembre del 2014][1] un giorno mi disse che un buon editore è un editore che ha fortuna.

La mia esperienza mi ha dimostrato che aveva ragione. L’Homme qui savait la langue des serpents illustrale_tripode_9 perfettamente quest’idea. Questo libro estone è un romanzo straordinario, una miscela di elementi tipici delle saghe scandinave e del realismo magico sudamericano. L’autore era però completamente sconosciuto e il traduttore che me l’ha fatto scoprire aveva trascorso anni a cercare inutilmente un editore che accettasse di pubblicarlo. Amava quel libro a tal punto che l’aveva tradotto per intero. Io ne ho ricevuto una copia e l’ho letta quello stesso giorno (o, per meglio dire, quella notte stessa). E ho capito subito che l’avrei pubblicato. E nei cinque anni che sono trascorsi dalla sua pubblicazione ne abbiamo venduto più di cinquantamila copie.

In generale, come scegli i libri che pubblichi, si tratta una questione di intuito o è frutto di una scelta meditata? E quanto contano per te i premi, le tendenze letterarie?

Le_tripode_8Direi che la scelta più razionale è quella di fidarsi del proprio intuito. La vera questione, se un testo ti piace davvero, è quella di trovare il modo migliore per farlo scoprire agli altri lettori. I premi letterari e i trend ufficiali possono essere una delle possibili opzioni, ma io non ci credo davvero. Ripongo più fiducia nella maniera insolita che alla fine troverai per spiegare al meglio le emozioni che quel libro ha suscitato in te e nel progetto grafico che creerai a suo supporto.

I libri che pubblica Le Tripode hanno infatti una grafica molto interessante, si nota una cura profonda dedicata all’intero progetto del libro. Che valore ha per te l’aspetto grafico di un libro? Avete delle linee guida generali, oppure ogni opera ha una veste grafica diversa, pensata per un particolare autore o per una particolare storia?

“Cura” è la parola giusta. Ciò che dà valore al progetto grafico di un libro è la cura impiegata per realizzarlo.le_tripode_7 Sono abbastanza sicuro che i lettori sentano, anche se in maniera inconscia, se un’immagine è stata scelta per una copertina mettendoci dentro l’anima oppure no. È per questo motivo che scelgo di non focalizzarmi su un layout grafico che si ripeta da un libro all’altro. Ed è sempre per questo motivo che a volte decido di rifiutare un lavoro grafico, per quanto bello, originale e potente possa essere.

Se penso che l’immagine per una copertina non sia in sintonia con il significato profondo di quel libro, posso anche decidere di ricominciare tutto da capo. A volte ci vogliono mesi per trovare l’immagine giusta, ma alla fine vale sempre la pena di prendersi questo tempo. Mi piace pensare che pubblicare equivalga a giocare con il tempo, che sia l’arte di lottare contro la fretta generalizzata dei nostri tempi moderni.

 

 

 

 

 

[1] Di Jean-Jacques Pauvert si può leggere in italiano Sade. Un’innocenza selvaggia 1740-1777, pubblicato dalla casa editrice Einaudi nella collana Saggi nel 1988 per la traduzione di Elena De Angeli.

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