di Cristiana Lucentini e Cecilia Raneri.

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© foto: Anaïs Beaulieu, Les Trois Ourses

 

 

Les Trois Ourses è un’associazione parigina con sede al numero 6 del Passage Rauch, nell’XI arrondissement. Il suo obiettivo è contribuire all’educazione artistica dei bambini servendosi di libri nati per essere delle vere e proprie opere d’arte. “Perché se l’infanzia è il momento privilegiato per lo sviluppo creativo della persona, stimolare precocemente l’immaginazione dei più piccoli, mantenendone viva la capacità di meravigliarsi, permetterà loro di intrattenere nel corso della vita un dialogo intimo e costruttivo con il mondo” dice la direttrice artistica dell’associazione, Aude Séguinier, che Grafias ha incontrato per farsi raccontare la storia di Les Trois Ourses e le innovative idee che ne muovono le iniziative.

“Il nostro intento è privilegiare ogni possibilità di incontro diretto fra i più piccoli e gli artisti, ricercando fra quelli che meglio incarnano la linea dell’associazione. Artisti contemporanei e del passato, più noti e dimenticati, ma che abbiano comunque sempre influenzato la storia del libro per l’infanzia, dell’arte o della pedagogia, che sono i tre settori principali nei quali ci muoviamo. Inoltre siamo impegnati nell’organizzazione di laboratori, mostre, esposizioni e promuoviamo direttamente le produzioni artistiche che curiamo”.

I libri di Les Trois Ourses sono dunque degli ibridi particolari, lontani dai più comuni volumi, illustrati o no, per bambini, spesso privi anche dello stesso testo e modellati in forme inusuali.

“La caratteristica fondamentale che accomuna i libri di cui ci occupiamo è il fatto che non si tratta mai di libri sull’arte o sull’opera di un artista, il libro in sé è un’opera d’arte”.

Opere dunque che possono richiedere particolari percorsi di avvicinamento per essere fruite correttamente. Per questo motivo l’associazione coinvolge costantemente nelle sue attività musei e biblioteche, enti e istituzioni, facendosi inoltre promotrice di spazi di formazione destinati ai professionisti non solo dell’educazione con lo scopo di diffondere analoghe esperienze di crescita e educazione artistica dei bambini.

Per quanto riguarda invece l’aspetto editoriale, in un primo momento Les Trois Ourses limitava la propria azione alla sola pubblicazione dei cataloghi delle mostre via via organizzate, in tirature molto limitate che non superavano le cento, centocinquanta copie.

les_deux_carre“A partire da queste prime esperienze di pubblicazione, cominciammo però ad avere voglia di far conoscere l’opera dei nostri artisti al pubblico francese. Pur non avendo abbastanza denaro e non essendo editori, la voglia di portare avanti quest’idea era forte. Per questo ci siamo avvicinati ad alcune case editrici e abbiamo proposto loro di volta in volta singoli progetti. In questo modo siamo riusciti a pubblicare molte opere in Francia, come per esempio Les deux carrés[1] di El Lissitzky, che è stato il primo libro astratto russo per bambini, creato negli anni venti. È la storia di due quadrati. Questi due quadrati rappresentano la novità, un aspetto rivoluzionario all’interno del mondo già esistente, nel quale portano il caos e stimolano il cambiamento. Ed è un libro pensato proprio per i bambini”.

Il processo che porta alla pubblicazione delle opere continua a seguire per Les Trois Ourses percorsi non univoci. In generale, l’associazione prima conosce un artista, poi contatta un editore per proporgli la pubblicazione delle sue opere. In alcune occasioni la collaborazione con le case editrici è diventata regolare e ha portato alla creazione all’interno dei loro cataloghi di vere e proprie collane dirette da Les Trois Ourses. In qualche caso particolare poi l’associazione può scegliere di occuparsi anche della pubblicazione dei libri, svolgendo lei stessa il ruolo di editore. Se invece i libri a cui è interessata esistono in pochissimi esemplari, si impegna a diffonderne la conoscenza, organizzando mostre o rendendo possibile la loro esposizione in musei e biblioteche.

Con Aude Séguinier ripercorriamo la storia de Les Trois Ourses che ha origine dall’incontro con uno fra i più importanti artisti e designer del ventesimo secolo, Bruno Munari.

Nel 1980, le future fondatrici di Les Trois Ourses, Elisabeth Lortic, Annie Mirabel e Odile Belkeddar, si trovavano alla fiera di Bologna, che, in quanto bibliotecarie, frequentavano già da diversi anni. Aggirandosi tra gli espositori vennero attirate dallo stand della galleria Danese di Milano. Uno stand completamente bianco che esponeva I prelibri[2] di Bruno Munari, il quale era lì presente.

 

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© foto: Anaïs Beaulieu, Les Trois Ourses

 

 

Munari era un artista e proponeva libri per la prima infanzia, e già questo negli anni ottanta era qualcosa di insolito. In più, I prelibri erano un’opera estremamente innovativa, un insieme di dodici piccoli volumi composti con materiali, colori e contenuti diversi, ognuno dei quali richiedeva di essere esplorato fisicamente: i piccoli lettori dovevano afferrarli e comprenderli ricorrendo al tatto e alla vista, piuttosto che affidarsi solo alle parole.

“Quest’opera era la risposta di un artista alla domanda: ‘Che cos’è un libro?’. Per Munari un libro era anche un oggetto che si può vedere, toccare, sentire, comprendere, che può fare rumore quando lo si tocca”.

Un’opera nella quale confluiva la sua visione di designer, scultore e pittore. Il cui risultato è ancora oggi rivoluzionario.

Negli anni ottanta le case editrici cominciavano a interessarsi alla prima infanzia, a come poter raccontare storie ai bébé lecteur. L’interesse per i bambini era già nato da tempo, ma la vera novità era ora l’attenzione per i primi anni di vita. Vi furono anche alcune associazioni che promossero la lettura per bambini molto piccoli sostenendone l’importanza, e questo movimento rivolto ai lettori bambini fu qualcosa di davvero nuovo”.

Dopo aver scoperto I prelibri, le fondatrici di Les Trois Ourses pensarono che fosse fondamentale diffondere questo progetto nelle scuole e nelle biblioteche. E fu così che tutto cominciò a muoversi e a prendere una forma sempre più definita. Inizialmente, quindi, si trattò semplicemente di promuovere l’opera di Munari. Dal lavoro con Munari nacquero poi la voglia e il desiderio di creare altri progetti che riguardassero l’infanzia, i libri e l’arte.

Tra il 1980 e il 1988 le fondatrici lavoravano ancora come bibliotecarie e pertanto i progetti di Les Trois Ourses non presero subito avvio. Ci fu un lungo periodo di gestazione e progettazione che durò fino a quando appunto non nacque l’associazione nel 1988.

La vera attività cominciò qualche anno dopo, con l’inaugurazione nel 1994 della prima mostra. Anche in questo caso all’origine del cambiamento ci fu un incontro casuale. In quell’anno Les Trois Ourses era presente al MoMA di New York per assistere a un’esposizione. In una delle vetrine delle boutique del museo faceva bella mostra di sé il volume Little Eyes n. 1: First Look[3] dell’artista giapponese Katsumi Komagata, del quale in Francia ancora nessuno conosceva il lavoro. Tutte ne furono molto colpite, si procurarono i recapiti dell’artista e lo contattarono in Giappone.

Durante la conversazione telefonica si scoprì che Komagata conosceva e apprezzava il lavoro di Munari e anche grazie a questa comunione di vedute sin da subito si instaurò con lui un intenso legame e i propositi per una collaborazione.

komagata_3Racconta Aude Séguinier: “Komagata era un grafico, lavorava per la moda e per la televisione. Dopo essere diventato padre aveva scoperto Munari e I prelibri e aveva trovato divertente l’idea di cimentarsi nella creazione di libri per bambini. Il libro esposto al MoMa era la sua primissima opera in questa direzione. Dopo la nascita di sua figlia Aï, si era detto che avrebbe provato a disegnare per lei, per osservare le sue reazioni, comprendere se avrebbe seguito con lo sguardo i cambiamenti delle immagini che prendevano forma davanti a sé e scoprire come si sarebbe comportata di fronte a un dato tipo di oggetto. Creò quindi un piccolo libro, fatto solo di forme e colori che si muovevano. Les Trois Ourses si offrì di aiutarlo nella sua diffusione e ne nacque una mostra del lavoro di Komagata in Francia, che gettò un ponte tra Francia e Giappone”.

Grazie a questo lavoro, Komagata fu chiamato in Francia a tenere laboratori con lo scopo di promuovere il suo modo di intendere i libri per bambini. E lo stesso accadde per i suoi libri successivi. Attualmente Katsumi Komagata è conosciuto in tutto il mondo, sia come artista sia come creatore di libri per la prima infanzia.

Non passarono molti anni che si presentò l’occasione di un nuovo importante incontro. Nel 2005, Les Trois Ourses era ormai una realtà affermata in Francia nell’ambito dei libri d’artista per l’infanzia. E questa volta fu direttamente un’artista a contattare l’associazione per proporre il proprio lavoro.

Marion Bataille arrivò a Les Trois Ourses con una bozza della sua opera per chiederci se la sua idea poteva interessarci. Era un prototipo di alfabeto pop-up. Ne fummo entusiaste, lo trovammo meraviglioso e la incoraggiammo a prepararne qualche altra copia. Lei creò altre trenta copie a mano e, nel 2006, ne vendemmo alcune a collezioni di musei e biblioteche. Il titolo dell’opera è Op-Up[4].

A una delle diverse presentazioni del lavoro, tra il pubblico era presente Evelyne Guyot, allora direttrice editoriale della collana Jeunesse di Albin Michel, una delle principali case editrici francesi, la quale si dichiarò subito interessata all’opera e riuscì a mettere insieme una rete di undici editori internazionali disposti a collaborare alla pubblicazione e alla diffusione del libro. Nel 2008 il libro raggiunse una tiratura di centomila copie e fu distribuito in settanta paesi.

Anche in questo caso l’interessamento e il sostegno di Les Trois Ourses aveva reso possibile la diffusione dell’opera di un artista e, allo stesso tempo, di una forma particolare di approccio al mondo del libro per l’infanzia.

Questo tipo di processo rispecchia profondamente la filosofia di Les Trois Ourses: “Questa è la nostra idea: se un progetto vale, noi cerchiamo di valorizzarlo ancora di più mostrandolo a quante più persone possibile. Quando possiamo siamo noi stessi a pubblicarlo, ma se sono altri editori a occuparsene va bene lo stesso. L’importante è che quel libro esista!”.

Il progetto più recente di Marion Bataille (presentato alla Fiera del libro per ragazzi di Bologna del 2016) è nato in seguito ad alcuni laboratori svolti dalla stessa artista in Francia con bambini di diverse nazionalità che stavano imparando a scrivere in francese. Durante questi laboratori, l’artista per coinvolgere i bambini e attivare con loro uno scambio artistico si è avvalsa di diversi strumenti e supporti fisici.

 

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© foto: Anaïs Beaulieu, Les Trois Ourses

 

 

“Si tratta di un’idea molto interessante. Abbiamo fatto molti laboratori per insegnare ai bambini a costruire le lettere con le tre forme base del cerchio, del triangolo e del quadrato. In questo modo scrivere è diventato un gioco. L’artista aveva già avuto quest’idea e tramite i laboratori ha avuto la possibilità di sperimentare questo tipo di approccio ricorrendo alla tecnica del papier découpé. L’idea è quindi stata realizzata sul campo ed è diventata realtà. Il titolo dell’opera è AOZ[5]. È stato un lungo processo ma siamo contenti di avervi preso parte e di poter tuttora continuare a farlo”.

Infine, nel corso degli ultimi anni Les Trois Ourses ha progressivamente intensificato il suo impegno di ricerca nell’ambito della disabilità infantile, dando vita a nuovi modelli di approccio fondati ancora una volta sul potere della creatività artistica e sulle risorse immaginative che esso può offrire.

Lavoriamo anche con bambini non vedenti e non udenti. Per quanto riguarda i non vedenti, in Francia come altrove esistono da tempo i libri in braille, che però riportano solo parole o immagini molto semplici, oggetti concreti della vita quotidiana. In generale, la dimensione artistica non aveva accesso a questo tipo di libri. Dunque per noi che lavoriamo con l’arte era imprescindibile dirigerci in questa direzione, coinvolgendo artisti che sophie_curtilimmaginassero delle figure tattili. In generale i libri permettono di immaginare forme che non esistono, forme astratte, ma questo modo di vivere un libro non esisteva per i non vedenti. E ci siamo impegnati affinché venisse creato, rendendo possibile trasmettere attraverso il tatto anche immagini astratte e artistiche che potessero spalancare nuovi territori all’immaginazioni dei più piccoli”.

Nei diversi progetti legati alla disabilità, sono stati convolti fra gli altri l’artista Sophie Curtil e lo stesso Katsumi Komagata. Entrambi hanno lavorato alla creazione di atelier per persone non vedenti. Nel caso di Sophie Curtil si è trattato di veri e propri atelier tattili, mentre Komagata si è impegnato in allestimenti che coinvolgevano allo stesso tempo sia bambini che adulti vedenti, non vedenti e ipovedenti.

 

 

 

[1] El Lissitzky, Pro dva kvadrata, Skify, Berlino 1922; Les deux carrés, MeMo, Nantes 2013.

[2] Bruno Munari, I prelibri, Danese, Milano 1980; Corraini, Mantova 2016.

[3] Katsumi Komagata, Little Eyes n. 1: First look, Kaïsei-sha, Tokyo 1990.

[4] Marion Bataille, Op-Up, Les Trois Ourses, Parigi 2006; ABC3D, Albin Michel, Parigi 2008; Corraini, Mantova 2008.

[5] Marion Bataille, AOZ, Les Trois Ourses, Parigi 2016.

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