Grafias incontra Tania Hadjithomas Mehanna, fondatrice della casa editrice Tamyras. Un viaggio nell’editoria libanese francofona in compagnia di una piccola casa editrice indipendente che ha dato vita a un grande movimento civile e culturale.

di Cristiana Lucentini e Cecilia Raneri.

Librairie-Samir

Librairie Samir

 

Tutto iniziò nel 1989, quando l’ambasciata di Francia a Beirut organizzò un piccolo salone del libro nella periferia della città. Il pubblico rispose con entusiasmo, ma, a causa della difficile situazione che il paese stava attraversando, si dovette attendere la fine della guerra perché l’evento potesse ripetersi.

Finalmente, nel 1992 si poté organizzare, sempre a Beirut, un vero e proprio salone del libro francofono. La fiera riunì nello stesso luogo i professionisti che si dedicavano all’importazione della cultura e della letteratura in lingua francese in Libano insieme a molti scrittori libanesi e francesi.

Il Salone di Beirut ha luogo ancora oggi e attira ogni anno circa centomila visitatori, il che ne fa uno dei più grandi e importanti saloni del libro e della letteratura francofoni nel mondo.

Nel 2002 il Libano ha ospitato il Summit della francofonia, il principale evento francofono mondiale che si tiene ogni due anni in un paese francofono diverso. Un’altra importante iniziativa è il Premio letterario francofono regionale “Liste Goncourt/Le Choix de l’Orient”, organizzato dall’Istituto francese del Libano e dall’Ufficio per il Medio Oriente dell’Agencie Universitaire de la Francophonie (AUF).

Numerose, infine, sono le librerie francesi in Libano, attive principalmente a Beirut, e le case editrici impegnate nellaRevue phenicienne promozione della cultura francese, tanto in Libano quanto nei paesi del Mediterraneo, alcune delle quali attive sin dal secolo scorso.

La casa editrice Revue Phénicienne, fondata nel 1919 da Charles Corm, un miliardario, scrittore e filantropo libanese, fu la prima rivista in lingua francese ad essere pubblicata in Libano.

Per poter pubblicare alcuni degli autori e dei pensatori libanesi che avevano trovato spazio sulle pagine della “Phénicienne”, nel 1934 Corm fondò una casa editrice dedicata a scrittori arabi di lingua francese e inglese. In questo modo, videro la luce fra gli altri i volumi di Michel Chiha, Hector Klat e Elie Tyane.

Nel 1939 Corm, partecipando all’Esposizione Universale di New York come rappresentante del Libano, si impegnò in un’intensa attività di promozione culturale, richiamando intorno a sé molti degli artisti e scrittori libanesi che all’epoca vivevano negli Stati Uniti.

AntoineNel 1933, Antoine Naufal fondò a Beirut la libreria Antoine, che si occupava della vendita e diffusione di libri in lingua francese in Libano. Negli anni seguenti, la libreria aprì due nuove sedi nel paese e la sua influenza crebbe progressivamente fino a portare alla nascita delle Messageries du Moyen Orient, dedicate alla distribuzione della stampa locale e internazionale in lingua francese.

Nel 2009, grazie all’unione con il marchio francese Hachette, all’interno di Naufal è nato il marchio editoriale Hachette Antoine, che si occupa di pubblicare e distribuire letteratura e testi scolastici in lingua francese in Libano e nei paesi arabi. Naufal è attualmente uno dei più importanti editori in lingua araba di tutta l’area mediterranea.

Anche la casa editrice Samir Editeur ha avuto origine nel secolo scorso a partire da una piccola libreria. Fondata a Beirut nel 1947 da Samir Abdo-Hanna, dopo dieci anni di attività dedicata alla distribuzione di libri francesi e arabi, la libreria Samir diventa casa editrice nel 1958, varando la collana Hissab attaleb, un progetto editoriale scolastico in lingua araba. Da quel momento Samir ha concentrato le sue attività nella pubblicazione di libri per l’infanzia e libri scolastici in arabo e in francese, fino a ottenere, nel 1982, il titolo di Chevalier des Palmes académiques françaises.

Attualmente Samir è uno dei principali editori francofoni del Libano e alcuni dei suoi testi scolastici sono stati adottati come libri di testo nelle scuole pubbliche francesi.

Tra i principali editori nati in tempi più recenti vi sono invece Éditions Hatem e L’Orient des Livres.

Éditions Hatem è una casa editrice nata nel 1992 impegnata principalmente nella pubblicazione di libri parascolastici scritti da autori libanesi francofoni. Molte delle sue pubblicazioni nascono in coedizione con alcuni dei principali editori francesi: Gallimard, Flammarion, Stock, Pocket Jeunesse, Albin Michel.

expo libano 1939L’Orient des Livres, fondata nel 2011, nasce dalla volontà di condurre attraverso la letteratura un dialogo tra Oriente e Occidente. La casa editrice si occupa di pubblicare in lingua francese alcuni dei titoli del patrimonio letterario arabo, nonché romanzi e saggi sia in arabo che in francese. Anche in questo caso, molte opere vengono pubblicate in coedizione con un noto editore francese, Actes Sud.

Fra le realtà di riferimento del panorama editoriale libanese francofono contemporaneo c’è senz’altro la casa editrice Tamyras. Fondata nel 2003 da Tania Hadjithomas Mehanna e Nada Anid, Tamyras è stata sin dalla sua nascita fucina di importanti iniziative culturali rivolte al Libano e ai paesi del Mediterraneo.

Grafias ha incontrato Tania Hadjithomas Mehanna e le ha chiesto di raccontarci cosa significa oggi essere editori in Libano.

Qual è l’attuale situazione editoriale libanese?

In Libano il mercato editoriale in arabo va molto bene, ci sono ottime tipografie e si pubblicano numerosi libri. Prima potevamo contare anche su un altro importante mercato per i libri in lingua araba, quello dell’Iraq, ma purtroppo oggi non è più così. A fronte delle numerose case editrici libanesi che pubblicano libri in arabo, sono solo cinque o sei gli editori che pubblicano in francese.

Ma anche gli editori che pubblicano libri in francese sono libanesi.

Sì. In Libano coesistono tre culture principali: anglosassone, araba e francese. Amiamo molto tutt’e tre, ed è anche per questo che i libanesi sono così aperti: non è solo una questione di linguaggio, è piuttosto una questione di cultura. Cerchiamo di fare del nostro meglio per promuovere la lingua e la cultura francesi, e noi di Tamyras in particolare siamo interessati a dare maggiore potere alla lingua francese. Ci interessa molto aprirci al resto del mondo diffondendo la nostra letteratura e le tematiche che affrontiamo. Vogliamo guardare sempre più al Mediterraneo, perché crediamo che dovrebbe esistere una maggiore unione e una maggiore possibilità di dialogo tra i paesi dell’area mediterranea. Adesso quando si parla di Mediterraneo si pensa immediatamente ai migranti e ai loro corpi in mare, ma tutta quest’area riveste un interesse straordinario dal punto di vista storico, architettonico e culturale. Il nostro è un mare estremamente importante, è questo il nostro messaggio. E per questo portiamo i nostri autori a Parigi, Bruxelles, Bologna. Andiamo alle fiere del libro e quando non possiamo andarci facciamo in modo che i nostri libri siano comunque presenti. Per noi è fondamentale portare i nostri autori all’estero e vogliamo continuare a espanderci. Ogni libro è un messaggio. Ogni libro è una bellissima storia e io voglio che la conosca anche il resto del mondo. In Libano affrontiamo così tante situazioni difficili e conserviamo comunque un così grande entusiasmo! Abbiamo affrontato immigrazioni, invasioni, guerre civili… Molti libanesi sono cristiani, molti sono musulmani. Nel nostro paese coesistono diciotto comunità e, anche se abbiamo avuto quindici anni di guerra, viviamo insieme ancora oggi e ci rispettiamo reciprocamente. Gli stessi problemi che abbiamo affrontato noi ora riguardano tutto il mondo, ma il resto del mondo non sa come gestirli. Noi sì. Anche se in passato ci siamo fatti guerra e uccisi a vicenda, adesso sappiamo cosa vuol dire la tolleranza. Sicuramente sappiamo cosa vuol dire essere invasi. Nel nostro paese ci sono quattro milioni e mezzo di libanesi e allo stesso tempo un milione di rifugiati siriani. Prima di loro c’erano i palestinesi, gli armeni, gli iracheni. Insomma, buona parte dei libanesi sono rifugiati, e per noi non è un grosso problema, perché sappiamo come gestire la situazione. Per questo credo che abbiamo un grande messaggio da comunicare e penso che sia molto importante farlo adesso.

È lo stesso messaggio che esprimete attraverso i libri che pubblicate?

Precisamente. Abbiamo il nostro mondo, del quale nessuno capisce niente. Beirut è davvero complicata. Ma adesso sappiamo come fare e sappiamo cosa vogliamo dire. E per questo pubblichiamo solo libri che abbiano una loro ricchezza, libri e autori che abbiano una storia. Non ne pubblichiamo molti, solo dieci libri all’anno – anche se spero che diventeranno presto di più – ma lo spirito è sempre lo stesso. Dev’esserci passione. Non importa in quale ambito, può essere la cucina, la letteratura, ma deve esserci passione.

Qual è il vostro pubblico?

Naturalmente i libanesi francofoni, che non sono numerosissimi, ma non fa niente. Ci impegniamo molto nella promozione dei nostri libri, curiamo la comunicazione, scriviamo articoli, creiamo video, siamo sempre molto dinamici.

Distribuite i libri in tutto il paese o solo a Beirut?

Soprattutto a Beirut, il Libano è molto piccolo e tutto si svolge lì.

Vendete anche all’estero?

Sì, vendiamo in tutta l’area francofona. Siamo molto attivi su Internet e siamo presenti in numerosi portali di vendita online. Tamyras fa anche parte di un gruppo editoriale più grande, chiamato Keeward, che si occupa della vendita, della cura grafica e della distribuzione dei libri.

Pubblicate solo autori libanesi?

Al momento sì, ma vorremmo pubblicare anche autori francesi e inglesi. Non sono molti gli autori che ci contattano, ma ci stiamo impegnando perché la situazione cambi presto. Ad esempio, un autore libanese che ha recentemente pubblicato il suo libro in italiano, ci ha contattati per pubblicarlo anche in Libano. L’autore si chiama Ghassan Sayegh e il titolo del libro è 21 giorni. Un viaggio tra le culture e le emozioni del Libano[1].

Dunque per ora avete scelto di non avere una linea editoriale rigida.

Siamo editori in lingua francese, non possiamo avere una linea editoriale troppo rigida. Sono io che scelgo i libri. In genere sono libri pieni di passione. Quando rimango sedotta da un libro, lo pubblico. E poi ci occupiamo anche di progetti completamente nostri.

Da quanto tempo Tamyras è una casa editrice?

Prima facevo l’insegnante, poi ho lavorato come giornalista per quindici anni. Nel 2003, io e Nada Anid, un’amica, abbiamo deciso di fondare una casa editrice. Avevamo in mente un progetto che prevedeva la pubblicazione di alcuni libri in arabo e in francese per i bambini dell’area del Mediterraneo[2]. Si tratta di libri ricchi di informazioni sui paesi che affacciano sul Mediterraneo, sulla loro storia e sulla loro cultura. La nostra idea non ha funzionato bene perché il mercato dei paesi ai quali ci rivolgevamo è molto povero, ma ha avuto un certo successo tra coloro che, pur avendo lasciato il proprio paese di origine, volevano poter insegnare l’arabo e il francese ai loro figli. Ne abbiamo pubblicati solo tre, ma da quel momento abbiamo iniziato a ricevere molte offerte per realizzare altri progetti editoriali e siamo cresciuti.

Dopodiché avete cominciato a pubblicare altri libri.

Sì, ricevevamo varie proposte. All’inizio abbiamo rifiutato, poi alcuni autori hanno insistito molto e abbiamo deciso di pubblicare i loro libri. Adesso abbiamo un catalogo nutrito. Ogni libro ha un suo ruolo. Non ho mai pubblicato un libro che non mi piacesse. Se pubblico un libro devo poterlo difendere, e per difenderlo devo amarlo.

 

Tamyras è anche promotrice del movimento civile Positive Lebanon che nel 2014 è diventato un progetto editoriale confluito, nel dicembre dello stesso anno, in un libro.

Positive Lebanon vuole valorizzare e promuovere l’insieme variegato di iniziative virtuose che prendono forma nella società civile libanese in risposta alla difficile condizione sociale, politica ed economica del paese.

La casa editrice si è fatta promotrice del movimento e del progetto editoriale che ne è scaturito, ha effettuato ricerche sul campo per più di un anno e ha messo insieme il materiale che compone il volume Positive Lebanon.

Tanto il movimento quanto il progetto editoriale sono indirizzati a coinvolgere partner commerciali, istituzionali e associativi in sostegno delle iniziative della società civile libanese, come racconta Tania Hadjithomas Mehanna:

Tre anni fa abbiamo realizzato un progetto un po’ diverso. Io sono una persona molto positiva, sono ottimista e amo il mio paese, e tre anni fa mi sono resa conto che tutti i miei amici e tutte le persone libanesi in generale avevano un’aria molto stanca. La guerra era appena finita, avevamo molti problemi politici ed economici e c’erano tantissimi rifugiati che entravano nel paese. Noi ci troviamo a un passo dalla Siria, possiamo sentire l’odore della polvere da sparo, l’odore della morte. Ciononostante continuiamo a lottare, anche se il nostro Stato è molto corrotto e non ci aiuta. Allora mi sono chiesta cosa avrei potuto fare personalmente per stimolare le azioni positive nel mio paese. Abbiamo messo in piedi un movimento chiamato Positive Lebanon, in tre lingue. Abbiamo creato un sito Internet e da allora ogni giorno condividiamo una storia positiva che proviene dalla società civile. Da questa iniziativa nel 2014 è nato un libro, abbiamo ideato dei gadget e aperto una pagina Facebook. Il progetto è stato creato per il Libano, quindi parliamo delle ONG, delle associazioni, delle azioni e delle iniziative positive che ci sono in Libano. Dopo la pubblicazione del libro mi hanno invitata a parlarne in Belgio, a Parigi, nel sud della Francia, e la reazione di tutti è stata: “Anche noi vogliamo fare lo stesso per il nostro paese!”. Allora ho capito che la mancanza di positività non era solo un problema dei libanesi. Tutto il mondo è molto stanco e ha bisogno di azioni positive. Le persone non sempre sono consapevoli di quanto la società civile sia importante, di quanto potere abbiamo senza saperlo. Ci limitiamo ad ascoltare quello che ci dicono i politici, ma siamo noi ad avere il potere. Lo spirito di Positive Lebanon è l’idea che una persona possa prendere in mano il nostro libro, leggerlo e alla fine sorridere e pensare: “Noi libanesi siamo delle persone meravigliose!”. Penso che sia un messaggio molto importante. È un progetto che può avere portata globale, e spero che altri paesi seguano il nostro esempio. Perché ognuno di noi ha il potere di fare quello che vuole del mondo che ci circonda.

 

 

 

[1]          Ghassan Antonie Sayegh, 21 giorni. Un viaggio tra le culture e le emozioni del Libano, Seneca, Torino 2009.

[2]          “Vivre ensemble” è un progetto didattico. Attraverso una serie di libri bilingue ruotante intorno al mar Mediterraneo, al pubblico di bambini venivano offerte informazioni riguardanti la loro area, i paesi vicini, i diversi modi di vivere, ma soprattutto tutto ciò che unisce e allo stesso tempo rende significativa ogni differenza dei popoli dell’area mediterranea.

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