Qualche mese fa è stata diffusa la notizia che i libri di Bolaño, autore feticcio di Anagrama, sarebbero passati, su richiesta della vedova Carolina López, dalle fila di Herralde a quelle di Alfaguara. Il marchio di proprietà della Penguin Random House ripubblicherà, insieme a vari inediti, l’opera omnia dell’autore di 2666. Con questo articolo, Ignacio Echevarría, designato dallo scrittore cileno consulente per le questioni letterarie, rompe un meditato silenzio. E lo fa per chiarire il proprio ruolo e quello di quanti ruotarono intorno alla figura di Bolaño nell’amministrazione postuma della sua opera; per dissipare dubbi e malintesi e, ancor di più, per raccontare cosa c’è dietro alla sconcertante decisione di Carolina López, la cui rottura con Herralde, come precedentemente con buona parte di quanti formavano la cerchia più vicina allo scrittore negli ultimi anni della sua vita, sarebbe dovuta all’essere stati testimoni della relazione di Bolaño con Carmen Pérez de Vega. Presenza dell’ultima parte della vita di Bolaño che sta subendo un vero e proprio processo di “cancellazione”.

 

di Ignacio Echevarría, “El Cultural”, traduzione di Giorgia Esposito.

 

Essere stato amico di Roberto Bolaño negli ultimi anni della sua vita mi ha procurato, dopo la sua morte, una serie di esperienze che definirei quantomeno curiose. Una di queste è stata assistere, più divertito che sconcertato, al processo di mitizzazione della sua figura, con l’inevitabile strascico di malintesi, esagerazioni e distorsioni che ciò comporta. Un’altra è stata osservare come chi amministra legittimamente la sua eredità pretenda di controllare anche, e molto più discutibilmente, la sua memoria.

bolano_pinochetScrivo queste righe mosso da alcune interpretazioni che ho sentito dare della notizia che l’intera opera di Bolaño, compresi alcuni inediti, sarà pubblicata da Alfaguara e non più dal marchio Anagrama, la casa editrice che tanto ha contribuito alla sua visibilità e al suo crescente successo, e alla quale Bolaño stesso ha affidato sino alla fine la maggior parte dei suoi libri, compreso l’ultimo pubblicato in vita Il gaucho insostenibile[1].

Per quanto ne so, non sono state ragioni economiche o di strategia editoriale a determinare il passaggio dell’opera di Bolaño a un altro marchio.

Dopo aver fatto un’offerta più che considerevole, Jorge Herralde è stato informato, senza ulteriori spiegazioni, dell’accordo con Alfaguara, e non ha nemmeno avuto l’opportunità – come avviene di solito in casi del genere – di poter rilanciare e migliorare la sua offerta per conservare Bolaño nel proprio catalogo.

È una decisione difficile da capire alla luce dell’amicizia che Bolaño aveva stretto in vita con Jorge Herralde, della sua fedeltà ad Anagrama e della fortuna che la sua opera – sia quella pubblicata in vita sia quella postuma – ha avuto sotto questo marchio.

Tutto porta a sospettare che ci fosse già l’intenzione di strappare ad Anagrama l’opera di Bolaño.

La verità è che da diversi anni i rapporti, un tempo cordiali, tra Carolina López, vedova dello scrittore, e Jorge Herralde e sua moglie Eulalia Gubern erano stati interrotti unilateralmente.

A partire dal 2007, anno di pubblicazione di La Universidad Desconocida[2], tutti i contatti fra di loro sono avvenuti esclusivamente tramite agente.

All’epoca, Carolina López aveva già cominciato a tagliare i rapporti con buona parte di quanti avevano costituito la cerchia più vicino a Bolaño negli ultimi anni della sua vita.

Scelta sulla quale non ci sarebbe nulla da obiettare, eccetto forse un po’ d’incoerenza rispetto ai comportamenti precedenti.

Penso, tanto per dirne una, a quelli avuti nei miei confronti.

È noto che, appena morto Bolaño, ebbi l’idea di raccogliere tutti gli articoli e i discorsi di cui avevo notizia per pubblicarli sotto il titolo Tra parentesi[3], ovviamente con la complicità – oltre che con l’autorizzazione – di Carolina, con la quale al tempo ero in rapporti senza dubbio affettuosi.

Poco dopo, fu mio compito consigliare la scelta di dare alle stampe 2666[4] in un unico volume, romanzo alla cui pubblicazione ho partecipato.

La prima edizione del libro, del 2004, conteneva una Nota degli eredi dell’autore, in cui Carolina López affermava che io ero “l’amico designato da Bolaño come persona di riferimento per le sue questioni letterarie”.

Da queste parole non bisogna assolutamente dedurre che io fossi, giuridicamente o nella pratica, l’esecutore testamentario di Roberto Bolaño, sebbene così sia stato proclamato – mai col mio consenso – da alcuni giornalisti che ignoravano il significato reale di tale espressione.

Quelle parole dicevano però che avrei dovuto continuare, per quanto nelle mie possibilità, a cercare le formule più adatte per pubblicare il lascito inedito di Bolaño, della cui estensione ho potuto farmi un’idea solo parziale: limitata alla copia del contenuto dell’hard disk del pc dello scrittore che la stessa Carolina López mi diede poco dopo la sua morte (mentre non ho più avuto la possibilità di visionare, se non superficialmente, le carte e i quaderni di Bolaño).

A partire dal contenuto dell’hard disk proposi, nel 2005, di riunire una manciata di racconti e di frammenti narrativi inediti, a cui diedi il titolo traendolo da uno di essi: El secreto del mal[5].

Nella Nota preliminare spiegavo con tutta la chiarezza che mi era possibile – come avevo già fatto in Tra parentesida dove provenivano i testi e con quale criterio li avevo selezionati e ordinati.

La pubblicazione del libro venne però rinviata di un paio d’anni, forse a causa della volontà di Carolina López di allontanarmi da quel momento in poi da ogni decisione sul lascito di Bolaño, anche come semplice consulente.

Dal momento che il mio lavoro di editor delle tre opere postume di Bolaño credo non sia poi così del tutto bolano_5deprecabile, il motivo della scelta di Carolina va ricercato in ragioni di ordine personali, le quali puntano tutte in un’unica direzione: i miei buoni rapporti con Carmen Pérez de Vega, la donna con cui Roberto Bolaño ebbe una lunga e importante storia d’amore negli ultimi anni della sua vita (in particolare negli ultimi tre, quando la relazione si consolidò e divenne più o meno pubblica).

L’esistenza di questa relazione appartiene senz’altro alla sfera privata, e tirarla in ballo qui trova giustificazione soltanto nel fatto che la vedova Bolaño l’ha trasformata nel marchio di fuoco con cui distinguere chi fa parte, e chi no, di quella che potremmo definire la “memoria ufficiale” di Roberto Bolaño: una memoria ritoccata, censurata, sempre in nome dell’interesse dei figli avuti da Carolina con lo scrittore, Lautaro e Alexandra Bolaño López.

Non intendo addentrarmi nel terreno paludoso a cui conduce quest’ultima considerazione.

Mi limito a prendere atto del tentativo d’imporre una “memoria ufficiale” a scapito di coloro che come me in nessun modo possono – né vogliono, per lealtà verso Bolaño e sé stessi – rinunciare alla propria memoria.

E mi addolora che questo tentativo interferisca con una gestione del lascito di Bolaño più conforme alla sua volontà.

Quando mi sono occupato degli inediti di Bolaño non ho dovuto sottostare, né espressamente né tacitamente, a condizioni di alcun tipo circa il mio modo di procedere e la mia libertà di cercare informazioni dove meglio credevo.

L’unica spiegazione che ebbi da Carolina López, sul perché mi avesse tolto la sua fiducia, fu che era venuta a sapere dei miei contatti con Carmen Pérez de Vega, con la quale mi ero consultato mentre lavoravo a El secreto del mal.

Ma io non avevo mai pensato di non poterlo fare, come subito le replicai, e in realtà mi era già capitato di consultarla, e con profitto, quando stavo preparando Tra parentesi, cosa di cui Carolina López era al corrente e sulla quale, all’epoca, non ebbe nulla da ridire.

universidad_desconocida_bolanoHo già ricordato che la rottura unilaterale dei rapporti personali tra Carolina López e Jorge Herralde avvenne intorno al 2007, anno di pubblicazione di La Universidad Desconocida.

In quell’occasione, Carolina López respinse con rabbia l’iniziativa, presa da Jorge Herralde, di affidare la cura del libro a me e a Bruno Montané, incarico che entrambi avevamo accettato con entusiasmo e con tutto il rigore di cui eravamo capaci.

Immagino che potessero esserci persone più competenti di me per svolgere quel compito, ma sono certo che nessuno fosse più adatto – nemmeno Carolina López, che alla fine pretese di assumere la cura del libro – di Bruno Montané, vecchio amico di Roberto fin dagli anni trascorsi in Messico e complice attivo della sua avventura poetica.

(Del nostro lavoro su quel libro resta una testimonianza parziale nel numero 314 della rivista “Quimera”, dove fu pubblicata quella che doveva esserne la prefazione).

Nello stesso periodo, Carolina López tentò d’impedire la riedizione, presso Ediciones Universidad Diego Portales, di Santiago del Cile, di Bolaño por sí mismo[6], una selezione di interviste sapientemente assemblata da Andrés Braithwaite, amico e complice dello scrittore (per Braithwaite, Bolaño aveva scritto la maggior parte dei suoi articoli).

Quel libro, con prefazione di Juan Villoro, rappresenta un’impareggiabile “introduzione” a Bolaño e un magnifico commento alla sua opera e alla sua poetica.

Per fortuna i responsabili di Ediciones Universidad Diego Portales non si fecero intimidire dalle minacce degli avvocati di Carolina López, e il libro in Cile continua a circolare.

Quelle stesse minacce però hanno avuto il loro effetto su editori di altri paesi, fra i quali la Spagna, dove purtroppo il libro è ignoto.

Jorge Herralde ne acquisì i diritti, ma quando era già in lavorazione ricevette una lettera che lo avvisava della categorica opposizione di Carolina López alla sua pubblicazione.

Perché? Nel 2005, Braithwaite aveva avuto il suo consenso e la sua collaborazione quando aveva cominciato a lavorare alla raccolta.

Qualche tempo dopo, però, la vedova espresse il suo disaccordo.

È assai probabile che la ragione risiedesse nella velata allusione a Carmen Pérez de Vega fatta da Braithwaite nella breve nota del curatore, nella quale le esprimeva la sua gratitudine [“Ringrazio, per il generoso e incondizionato aiuto nella messa a punto di questo libro, Vicente Undurraga, Pablo Riquelme e una dama castigliana praticamente incorruttibile”, ndt][7].

A quanto pare, mesi prima della firma del contratto con Alfaguara (e perché non con Literatura Random House, marchio appartenente allo stesso gruppo, dove l’opera di Bolaño sarebbe stata tanto bene? Forse perché ne è direttore Claudio López de Lamadrid, anche lui amico e quindi testimone della vita di Bolaño?) c’erano stati tentativi subdoli per ottenere da Jorge Herralde qualche dichiarazione volta a negare che Carmen Pérez de Vega fosse stata “partner o compagna” di Roberto Bolaño negli ultimi anni della sua vita.

Può darsi che la resistenza di Herralde (il quale si limitò ad affermare, a onor del vero, che “Carolina López è stata la legittima moglie di Roberto fino alla sua morte e che mai, in nessun momento, Roberto aveva pensato di abbandonare i suoi figli”) si debba più alla firma di quel contratto che a tutte le svariate ragioni su cui altri speculano.

La lista dei progetti che riguardano Bolaño bloccati dal veto di Carolina López è numerosa.

Comprende alcuni tentativi di recuperare la memoria dei suoi anni in Messico: Perros habitados por las voces del perros_aldus_bolanodesierto[8], l’importante antologia della poesia infrarealista realizzata da Rubén Medina, membro storico del gruppo, contiene sedici pagine bianche, su cui si legge unicamente il titolo e la data delle poesie di Bolaño che non è stato possibile inserire.

Non è il primo né l’unico caso.

Nel frattempo, gli avvocati di Carolina López hanno continuato a emettere diffide intimidatorie e querele (in nome del “diritto all’onore e all’intimità personale e familiare” della stessa Carolina López e dei suoi figli) nei confronti di tutti i giornalisti, documentaristi, editori, direttori di corsi universitari, canali televisivi e quotidiani che abbiano osato ricordare l’esistenza di Carmen Pérez de Vega o abbiano dato spazio a dichiarazioni in cui si parli di lei in termini tali da far pensare che sia stata “partner o compagna” di Roberto Bolaño.

Sulla stessa Carmen Pérez de Vega – donna discreta, che vive del suo lavoro – grava attualmente una richiesta di risarcimento milionaria per avere rilasciato delle dichiarazioni circa la sua relazione con Bolaño e per aver partecipato a incontri pubblici in qualità di sua “partner o compagna”, due termini – “partner” e “compagna” – che ammettono, come sembra ovvio, un’interpretazione piuttosto elastica, per cui è poco probabile, a mio avviso, che la richiesta possa avere esito positivo.

Temo però che il clima d’intimidazione vada producendo i suoi effetti e, da parte mia, osservo con disgusto e indignazione il modo in cui – a dispetto delle tante e inconfutabili prove, nella quali continuiamo ostinatamente a credere, comprese alcune fotografie inequivocabili – il processo di “cancellazione” di un segmento della memoria di Bolaño (del quale, non a caso, non esiste ancora una biografia) sembra stia raggiungendo i suoi obiettivi, a riprova del modo in cui, appena ci distraiamo anche solo un poco, viene scritta la storia, qualunque storia.

 

Riedizioni

La nuova e voluminosa edizione di 2666 edita da Alfaguara elimina, ragionevolmente, sia la Nota degli eredi dell’autore che compariva in apertura del libro sia la Nota alla prima edizione inserita in appendice.

Al loro posto, un taccuino di Appunti di Roberto Bolaño per la scrittura di 2666.

Si tratta delle riproduzioni fotografiche di quindici pagine dei suoi quaderni in cui, effettivamente, compaiono appunti, liste e grafici relativi al romanzo (oltre alla copertina di un taccuino dove si legge: 2666. A Non Science Fiction Novel).

Fra gli appunti, c’è anche quello molto commovente, già citato nella nota alla prima edizione: “Per il finale di 2666: ‘E questo è tutto, amici. Ho fatto tutto, ho vissuto tutto. Se ne avessi le forze, mi metterei a piangere. Si congeda da voi, Arturo Belano’[9]. Si tratta di materiale senz’altro interessante, che però servito in questo modo diventa puramente aneddotico.

Anche la nuova edizione de I detective selvaggi è accompagnata da materiali analoghi.

Sono passati dodici anni dalla prima edizione di 2666.

In questo arco di tempo sembra che l’archivio personale dello scrittore sia stato, o sia ancora – parlo per sentito dire – minuziosamente catalogato, ed è molto probabile che ci siano state scoperte rivelatrici.

bolano_alfaguaraNon mi riferisco soltanto ai possibili inediti, come quello da poco andato in stampa (El espíritu de la ciencia-ficción[10], uscito per Alfaguara il 3 novembre, ndt), ma a indizi di ogni tipo che consentano di tracciare le linee del processo creativo e della traiettoria di Bolaño.

Questi indizi gettano nuova luce su 2666? La riedizione del romanzo sarebbe stata una buona occasione per scoprirlo e per abbozzare, anche solo sommariamente, “uno stato dell’arte” relativo ai progetti di Bolaño – a volte, si sa, contraddittori – relativi alla sua opera maggiore; e anche per gettare luce sull’esistenza di differenti strati di redazione, di varianti più o meno sostanziali, di sviluppi alternativi o di possibili conclusioni o finali.

So bene che un’edizione commerciale non è il luogo più adatto per entrare in dettagli di questo tipo, però la pubblicazione postuma di scritti forse non del tutto terminati dall’autore, come nel caso di 2666, richiede sempre qualche minima delucidazione.

Noi primi curatori del romanzo, tra cui la stessa Carolina López, qualche delucidazione in appendice al libro l’avevamo data.

Ma a quel tempo mancavamo di una prospettiva solida sull’eredità di Bolaño, che è presumibile invece ora ci sia.

Sorprende che non ci sia altro da dire o da aggiungere al riguardo.

 

 

 

 

[1] Roberto Bolaño, El gaucho insufrible, Anagrama, Barcellona 2003; Il gaucho insostenibile, traduzione di Maria Nicola, Sellerio, Palermo 2006.

[2] Roberto Bolaño, La Universidad Desconocida, Anagrama, Barcellona 2007.

[3] Roberto Bolaño, Entre paréntesis, Anagrama, Barcellona 2004; Tra parentesi, traduzione di Maria Nicola, Adelphi, Milano 2009.

[4] Roberto Bolaño, 2666, Anagrama, Barcellona 2004; 2666, traduzione di Ilide Carmignani, Adelphi, Milano 2009.

[5] Roberto Bolaño, El secreto del mal, Anagrama, Barcellona 2007.

[6] Andrés Braithwaite (selezione e cura di), Bolaño por sí mismo. Entrevistas escogidas, Ediciones Universidad Diego Portales, Santiago del Cile 2006.

[7] Idem.

[8] AA. VV., Perros habitados por las voces del desierto, selezione e cura di Rubén Medina, Aldus, Città del Messico 2013.

[9] Roberto Bolaño, 2666, Alfaguara, Madrid 2016.

[10] Roberto Bolaño, El espíritu de la ciencia-ficción, Alfaguara, Madrid 2016.

leggi offline «Roberto Bolaño cancellato»