Autofiction e diaspora asiatica: un’intervista ad Anelise Chen

scritto da |3 aprile 2018|

 

di Cecilia Raneri e Serena Talento

 

 

Una delle questioni che periodicamente tornano ad alimentare il dibattito letterario internazionale riguarda le diverse forme nelle quali continua a declinarsi e a rinnovarsi il genere dell’autofiction. Nuove forme di scrittura ibrida si affacciano sul panorama letterario, caratterizzate da articolazioni interne di volta in volta inesplorate, ma sempre indirizzate a far esplodere il rapporto tra “fact” e “fiction” per giungere alla ridefinizione di un genere che sembra ogni volta nuovo pur continuando a conservare una profonda coerenza con il proprio statuto.

In So Many Olympic Exertions (Kaya Press, Los Angeles 2017), libro d’esordio di Anelise Chen, l’autofiction raggiunge anche la forma dell’esortazione. Un’esortazione rivolta anzitutto a sé stessa, ma anche al resto del mondo.

Anelise Chen è una scrittrice statunitense nata a Taiwan e cresciuta a Temple City, in California. Attualmente vive a Manhattan. È autrice di numerosi articoli e saggi pubblicati su riviste come “The New York Times”, “BOMB Magazine”, “The New Republic”, “VICE”, “The Rumpus”. Insegna scrittura creativa alla Columbia University e ha una rubrica dedicata alla vita dei molluschi sulla “Paris Review”.

Grafias ha intervistato Anelise Chen non solo per condividere con i propri lettori la voce e le suggestioni che accompagnano il lavoro della scrittrice taiwanese, ma per affrontare insieme a lei, anche nella sua veste di giornalista culturale, alcuni dei temi più scottanti del dibattito contemporaneo: qual è il significato di parole come identità e immigrazione, cosa vuol dire creare oggi una comunità di scrittori che vive in un paese straniero e che, nel caso della Chen, è formata dagli scrittori asiatici che vivono negli Stati Uniti, e che vogliono creare una rete impegnata a definire la cultura asioamericana di domani.

Tutto ciò comporta riconsiderare come letteratura e lavoro editoriale si intreccino continuamente con le questioni di maggiore rilevanza storica, sociale e politica, e non solo culturale.

Ringraziamo la “Los Angeles Review of Books” che ha scelto di ospitare, in contemporanea alla pubblicazione in Italia su Grafias, la versione in inglese dell’intervista ad Anelise Chen. Un’ulteriore esperienza rivolta a creare ponti e connessioni, per permettere agli operatori culturali di paesi diversi di potersi confrontare su un comune terreno di dialogo, in un momento storico nel quale da diverse parti del mondo sembra sentirsene particolarmente il bisogno. […]

“No More Class”, contro un’editoria priva di eleganza

scritto da |28 febbraio 2018|

Intervista a Géza Morcsányi, per vent’anni editore di riferimento della migliore produzione letteraria ungherese.

di Péter Hamvay, “Magyar Narancs”, traduzione di Andrea Rényi.

 

Géza Morcsányi, nato nel 1952, si laurea in economia e commercio e coltiva la passione per la drammaturgia. Per qualche anno lavora come redattore editoriale e collabora con alcuni periodici, dopodiché, su proposta dello scrittore Péter Esterházy, gli viene affidata la direzione editoriale della casa editrice Magvető, che sotto la sua guida viene insignita per cinque volte del premio Casa editrice dell’anno, istituito dall’Associazione degli editori e dei distributori ungheresi. […]

Traduzione e migrazione sono la linfa vitale della cultura

scritto da |17 maggio 2017|

di George Szirtes, “The Guardian”, traduzione di Chiara Veltri.
Traduzione dall’ungherese dei versi di István Vas a cura di Andrea Rényi.

 

 

La cultura non è una faccenda puramente nazionale. Sono poeta e traduttore, e per me sarebbe inconcepibile leggere Chaucer senza essere consapevole delle figure di Dante e Boccaccio sullo sfondo, o Shakespeare senza Plutarco. O ancora, T.S. Eliot (anche lui immigrato in Gran Bretagna) senza far riferimento a centinaia di testi provenienti da altri paesi e scritti in altre lingue.

Questa forma di internazionalismo è la linfa vitale dell’arte. Non ha radici, è cosmopolita ed è un’espressione del libero pensiero. […]

Preannunciare un destino avverso: cosa possono dirci i romanzi di László Krasznahorkai sulla crisi dei rifugiati?

scritto da |3 maggio 2017|

 

László Krasznahorkai è conosciuto per i suoi romanzi impegnativi ed esistenzialisti e per la lunga collaborazione con Béla Tarr. Tuttavia, nonostante l’autore affermi il contrario, i suoi libri hanno preannunciato molto di quanto avvenuto in Ungheria negli ultimi anni.

di John McIntyre, “The Calvert Journal”, traduzione di Carlotta Spiga. […]

Come a Calcutta una società di sei persone pubblica vincitori di premi letterari di tutto il mondo

scritto da |20 maggio 2015|

La storia semplicemente sbalorditiva di Seagull Books, casa editrice di Calcutta fondata nel 1982 che pubblica libri d’arte, teatro e cinema.

di Naveen Kishore, testo raccolto da “Scroll.in”, traduzione di Innocenzo Falgarini. […]