Il pluralismo religioso della letteratura contemporanea coreana

scritto da |9 maggio 2018|

 

di Bang Min-Ho, “Korean Literature Now”, traduzione di Daniela De Lorenzo

 

La Corea del Sud potrebbe sembrare un paese molto strano agli occhi di chi è abituato a vedere l’Occidente come la patria del cattolicesimo e del cristianesimo, il mondo arabo come la sfera islamica e l’Estremo Oriente come l’area buddhista. In Corea del Sud ci sono chiese cattoliche in ogni diocesi mentre quelle protestanti pullulano in tutte le città e le montagne sono costellate di templi buddhisti. Nella capitale Seul infine c’è anche una moschea centrale.

Se consideriamo quanto piccola sia la comunità cristiana in Cina e come la popolazione del Giappone sia composta perlopiù da buddhisti o shintoisti, il pluralismo religioso della Corea del Sud può apparire davvero singolare. I coreani sono molto aperti a nuovi credi religiosi e accolgono con piacere i vari sistemi di credenze diffusi nel resto del mondo. In questo lungo processo di adattamento religioso si è delineata una particolarissima tendenza sociale per la quale fedeli di diverse religioni convivono fianco a fianco senza problemi e senza contrasti. Ma un pluralismo religioso di questo tipo non si raggiunge certo dall’oggi al domani. […]

Geografia dell’immaginazione peruviana

scritto da |13 aprile 2016|

di Valerie Miles, “Words without Borders”, traduzione di Marella Fasano.

 

La pubblicazione del saggio introduttivo Geography of the Peruvian Imagination vuole essere un invito di Grafias alla lettura del numero monografico che la rivista “Words without Borders” ha dedicato alla rinascita della letteratura peruviana. Ringraziamo per la preziosa collaborazione e per la consueta disponibilità la direttrice Susan Harris. […]

Attila ai confini del saggio

scritto da |24 febbraio 2016|

di Malva Flores, “Literal Magazine”, traduzione di Simona Palminteri.

 

Si narra che Attila, re degli Unni, “flagello di Dio”, non fosse un uomo così crudele come lui stesso desiderava essere dipinto. Amava la poesia, ma intimamente disprezzava – come Genserico, re dei Vandali – “il lusso della sconfitta”. Fu probabilmente in sella a Othar, alle porte di Costantinopoli, che pronunciò la frase che tutti ricordiamo: “Le stelle cadono, la terra trema, io sono il martello del mondo e dove passa il mio cavallo non cresce più l’erba”. Dopo un crudele assedio e il tradimento dell’imperatore Teodosio da parte di alcuni romani, Attila sottrasse a Costantinopoli un brutale tributo per i suoi eserciti. Teodosio era un pusillanime, Attila una macchina da guerra, e, come sempre in guerra, una macchina estremamente redditizia, che accelerò la fine dell’Impero romano. Tutti gli imperi giungono alla fine. Vengono sostituiti da altri, e mentre ciò accade le guerre intestine rappresentano la goccia che li va erodendo. […]